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391 pagine, che partono lente, ma presto decollano, avvolgendo il lettore in una storia avvincente, la cui trama principale ne sottende altre, in tempi e spazi diversi, ma in cui tutto (quasi) si tiene.
Non conoscevo Stefano Santarsiere: ho scoperto un narratore molto abile, ricercato nei contenuti e nel linguaggio, capace di sovrapporre – o meglio giustapporre – piani narrativi diversi, che coinvolgono personaggi apparentemente autonomi, usando anche qualche espediente raffinato per sviare il lettore che volesse condurre l’indagine (ma non è un giallo, questo libro), e non disdegnando di concedersi anche qualche digressione quasi horror, in un’opera che invece vuole essere, riuscendoci, un thriller.
391 pagine, che partono lente, ma presto decollano, avvolgendo il lettore in una storia avvincente, la cui trama principale ne sottende altre, in tempi e spazi diversi, ma in cui tutto (quasi) si tiene.
Non conoscevo Stefano Santarsiere: ho scoperto un narratore molto abile, ricercato nei contenuti e nel linguaggio, capace di sovrapporre – o meglio giustapporre – piani narrativi diversi, che coinvolgono personaggi apparentemente autonomi, usando anche qualche espediente raffinato per sviare il lettore che volesse condurre l’indagine (ma non è un giallo, questo libro), e non disdegnando di concedersi anche qualche digressione quasi horror, in un’opera che invece vuole essere, riuscendoci, un thriller.
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