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giovedì, novembre 14

ASSASSINIO ALL'ETOILE DU NORD e altri racconti, di George Simenon

Nel 1933 Simenon compie trent'anni e decide che è venuto il momento di diventare un vero scrittore. Per far questo, opera due rotture significative: con il personaggio che gli ha dato la fama e con l'editore Fayard che lo ha pubblicato. In giugno termina "Maigret", il romanzo in cui manda in pensione il commissario. In ottobre firma un contratto con Gaston Gallimard, patron della più prestigiosa casa editrice francese. Ciò nonostante, da Maigret non riesce a staccarsi, e in fondo anche al suo nuovo editore non dispiacerebbe vederlo "resuscitare", sebbene entrambi sappiano che un ritorno del commissario rischierebbe di interferire con la nuova carriera dello scrittore. Il quale, però, troverà un compromesso soddisfacente, che consisterà nel limitarsi a scrivere dei racconti destinati ad apparire solo su riviste. In molti di essi, come nei quattro raccolti in questo volume, Maigret è sì in pensione, ma è "costretto" a indagare su casi più o meno tenebrosi: o perché non riesce a vincere la curiosità (come nel "Notaio di Châteauneu") ; o perché, in vacanza con la moglie, si trova ad assistere a un omicidio (come in "Tempesta sulla Manica") ; o perché non sa respingere una richiesta di aiuto (come nella "Signorina Berthe e il suo amante"); o infine perché, commettendo quello che è difficile non definire un atto mancato, quarantott'ore prima di lasciare il Quai des Orfèvres risponde a una telefonata nell'ufficio dei suoi ispettori (come in "Assassinio all'Étoile du Nord").

lunedì, febbraio 18

Recensione TRE CAMERE A MANHATTAN di George Simenon

Questo è il mio terzo Simenon; ho letto 'I due complici', 'Lettera al mio giudice' e in ultimo 'Tre camere a Manhattan'.
Simenon è intenso, sanguigno, passionale. E' feroce, aggressivo e brutale. Lo è stato in tutti e tre i libri che ho letto e inevitabilmente non ho potuto non collegare 'Lettera al mio giudice' con le prime 50 pagine di 'Tre camere a Manhattan'.
Un uomo solo, un uomo depresso, annoiato, con un passato che lo tormenta. Una vita che non lo soddisfa, che lo rende inquieto tanto da farlo vagabondare incontro a questa donna. Lui è Combe lei è Kay, si incrociano in una nottata Newyorkese e, semplicemente, passeggiano entrando e uscendo dai locali, con l'inquietudine, l'ansia, l'emozione, il dubbio di chi si è appena conosciuto; uniti però alla complicità di due anime affini.

domenica, agosto 19

Recensione I COMPLICI di George Simeon

Eh, sì, salvo una rarissima eccezione, Simenon è una certezza.
Joseph Lambert e la sua segretaria Edmonde sono "I complici" del titolo. Uniti da un rapporto amoroso inspiegabile, torbido ed eccitante, involontariamente provocano un terrificante incidente ad un pullman che trasporta 48 bambini in gita. Invece di fermarsi a prestare soccorso, o, quantomeno, ad avvisare polizia e ambulanze, i due fuggono dal luogo dove il rogo sta divorando il mezzo uccidendo tutti i suoi occupanti. Non si parlano, Joseph ed Edmonde, non comunicano, a parole, ma sono come sintonizzati su di un sentire solo loro, un agire all'unisono, freddamente, lucidamente.

venerdì, luglio 20

Recensione LA NEVE ERA SPORCA di Geroges Simenon

Voto 
Questa recensione non vuole essere un oggettivo e distaccato giudizio sull’opera in questione, esprime solo il mio personale punto di vista sulla stessa.
Come sempre, i “critici”, quelli ufficiali, non capiscono un cazzo.
Questo è il mio primo Simenon.
Perché non ne ho mai letto uno? Semplice, amo la letteratura anglosassone e non mi fido molto dei cugini francesi. Lessi un Vargas, tempo fa. Roba buona per ragazzini delle elementari. La mia esperienza francese morì con Fred. Poi un giorno lessi una recensione di questo romanzo firmata dallo scrittore Marco Proietti Mancini. Uomo di grande sensibilità. In realtà mi fermai al primo paragrafo. Fu sufficiente per decidere di leggere “La neve era sporca” e non volevo farmi influenzare dalla recensione.

lunedì, luglio 9

Recensione LETTERA AL MIO GIUDICE di George Simeon

Voto 
"Perché io, vede, ho comunque un immenso vantaggio su di lei: ho ucciso."
La cosa che mi ha colpita di più, di questo "Lettera al mio giudice" è come la storia sia totalmente folle, ma, allo stesso tempo, comprensibile, addirittura condivisibile in certi aspetti eccessivi. Sicuramente, Simenon tratteggia un carattere simile a quello suo reale: psicotico, morboso, preda di un istinto distruttivo difficile da gestire.
Charles Alavoine ha origini contadine molto umili e povere, ma la laurea in medicina e la costante, silenziosa, ma opprimente presenza della madre gli consente di aprire uno studio in una cittadina della provincia francese.
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