lunedì, aprile 15

STERMINATE LA GANG! a cura di Stefano Di Marino

Armored Car Robbery, ossia La rapina al furgone blindato sarebbe stato un titolo migliore per questo Sterminate la gang! Girato nel 1950 nell’ottica dei film da doppio spettacolo (appena 67 ‘) da Richard Fleisher.  Si segnala soprattutto per il taglio narrativo che è secco, giornalistico, senza alcuna partecipazione emotiva peri suoi protagonisti. Quasi un Police Procedural (considerata l’attenzione messa nel ritrarre gli interni e i procedimenti della polizia di Los Angeles). Uno stile da A sangue freddo di Truman Capote e, se vogliamo, molto simile ai primi romanzi di Richard Stark incentrati sulla figura di Parker. Eppure gli elementi noir che sono presenti nelle migliori opere del genere ci sono tutti. Dave Purvis, un rapinatore senza scrupoli con un viso di pietra e un cuore di sasso, organizza un colpo a un furgone blindato che raccoglie i proventi di vari centri commerciali e ippodromi. Tutto dovrebbe svolgersi in tre minuti con l’ausilio di una macchina truccata, uno scoppio di gas e relative maschere per i gangster.
Per realizzare il colpo (che nella sua mente non prevede divisione con i complici) Dave aggancia prima un delinquente di mezza tacca, Benny, e poi due suoi amici Maples e William Ace. Questi, all’inizio non vorrebbero partecipare convinti che una rapina a un portavalori  rispetto all’assalto a una banca sia molto più pericolosa. Vengono convinti dalla personalità di Dave e dal fatto che, con un altro dei suoi innumerevoli pseudonimi, ha già messo a segno un colpo del genere a Chicago. Garantisce per lui il povero Benny che lo crede un amico pronto ad aiutarlo a mettere le mani sul malloppo che gli consentirà di riconquistare la moglie, Yovonne le Doux, ballerina di Burlesuqe. Qui sta l’inghippo perché Yvonne e Dave sono clandestinamente uniti da un rapporto fatto di sesso, di magnetismo del ‘boss’ sulla dark lady e sulla promessa di un lauto guadagno. Benny oltretutto è poco accorto perché si segna su una confezione di cerini l’indirizzo del motel dove Dave ha stabilito il suo quartier generale, dettaglio che intuiamo subito risulterà fatale alla banda. I rapporti trai vari componenti però sono messi in scena senza partecipazione, una cronaca di fatti, efficace perché senza fronzoli. La rapina avviene a tempo di record ma qualcosa s’inceppa. Interviene il tenente Cordell, una specie di Dick Tracy dalla mascella prognata per nulla simpatico ma paladino della legge, che perde il collega di sempre. Comincia così per lui, coadiuvato dal novellino Ryan, una sorta di crociata per beccare i delinquenti. Uno schema quello dei due poliziotti con diversa esperienza che farà scuola da ispettore Callaghan a Vivere e morire a Los Angeles. In questo caso il taglio rapido ed essenziale, esaltato da un bianco e nero privo di sfumature, giova alla vicenda che procede rapida verso il finale. Benny, durante la rapina è ferito a morte. Dave lo elimina e incarica William Ace di liberarsi di lui e della macchina usata per il colpo. Il caso vuole che William Ace incappi in una pattuglia. Sparatoria e anche il secondo rapinatore ci rimette le penne. A questo punto Cordell sfrutta ogni mezzo gli sia messo a disposizione dalla scientifica e segue la pista di Yvonne. Insieme a Ryan intercetta Maples che, rimasto escluso durante la fuga che ha permesso a Dave di perdere le tracce, spiffera gli intrighi personali che hanno minato la coesione della banda. Il giovane Ryan avvicina la ballerina fingendosi Maples ma Dave è comunque un tipo tostissimo e riesce a sottrargli al ragazza, ferirlo e fuggire con i soldi verso un campo di aviazione dove li aspetta un volo privato per il Messico. Il giovane Ryan che ha dato prova di essere degno del suo inizialmente diffidente superiore, lascia però un’indicazione che porta la polizia all’aeroporto. A quel punto è inevitabile il confronto sulla pista tra Cordell e Dave che fugge con i soldi lasciando Yvonne ormai inutile. Un paio di scambi di colpi e, come è tradizione, il bandito muore mentre dalla valigia aperta volano via i dollari insanguinati. Finalino in cui si celebra il trionfo della giustizia e si rinsalda l’amicizia trai due poliziotti. Malgrado il taglio forse un po’ affrettato imposto dalla produzione che concepiva questi film per durare non più di 70’ minuti è una storia  interessante, con una buona dose di suspense. Fleisher che sarà poi regista di un favoloso film sui vichinghi e molte altre storie d’azione, qui realizza con poco un’ottima pellicola sulle rapine dove non manca quel tocco d’atmosfera necessario a delineare le ‘giungle d’asfalto’.

Articolo a cura di Stefano Di Marino/Stephen Gunn

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