mercoledì, novembre 5

Intervista a L. K. Brass

Quest'oggi ThrillerPages ha avuto il piacere di incontrare e intervistare lo scrittore L. K. Brass, autore del libro autopubblicato Il Deal dell'Apocalisse che sta riscuotendo ottimo successo di pubblico e critica. Leggi qui la nostra recensione. Acquista il libro

D) “Il Deal dell'Apocalisse”, un thriller finanziario, è d'accordo con questa definizione?
R) Mi sembra buona come etichetta. Calza molto bene a quello che ho scritto sulle righe di testo, ma fra di esse c’è qualcosa a cui tengo in modo particolare. Volevo scrivere un thriller senza rinunciare a inserire qualcosa della mia visione dell’economia mondiale. Proprio per quello ho creato McGregor. Nella prima stesura del romanzo il suo articolo postumo appariva come incipit ed era più corposo. L’ho sacrificato per iniziare come ogni thriller che si rispetti.


D) Quanto di vero c'è nel suo libro?
R) Inizio con la classica risposta. Si tratta di un'opera di pura finzione. Ogni similitudine con persone o società, enti pubblici o privati è puramente casuale. In seconda battuta aggiungerei: sono convinto che le tecniche che ho descritto permettano davvero a dei manipolatori o a degli insider di mascherare le proprie operazioni. Spero solo che un giorno nessuno dica "hanno preso l'idea da un romanzo".
Il messaggio di McGregor riassume una mia profonda convinzione. Da anni seguo i mercati finanziari e l’andamento delle economie. Mi accorgo quanto in genere tutti noi abbiamo la memoria corta e quanto accettiamo passivamente o ignoriamo le incongruenze e le iniquità. Non sta succedendo niente di nuovo, sta solo cambiando la scala e si stanno spostando le leve di controllo.

D) Da dove ha preso spunto per scrivere il suo romanzo?
R) Con Il deal dell’Apocalisse ho gettato le premesse per parlare delle manipolazioni dei mercati. Sono convinto avvengano su scala più ampia di quanto immaginiamo.
Mi sono limitato a descrivere una sola crisi, ancorando alla realtà dell’attuale situazione europea la finzione di eventi accaduti a danno della BCE.

D) Dove sta andando a finire l'economia europea?
R) Sono un inguaribile ottimista. L’Europa ha una forza e una creatività straordinaria, ma se non si libera da legami di vassallaggio ricreati in chiave moderna, la sua economia finirà male. Anche le pastoie burocratiche non facilitano le cose e la loro importanza va seriamente ponderata.
Comunque non mi limiterei solo a guardare l’economia europea, ma riprenderei l'avvertimento globale di McGregor: risvegliamo le nostre coscienze, facciamo un passo indietro e correggiamo il tiro, prima che sia troppo tardi.

D) Il suo libro è un’autopubblicazione. Come mai ha deciso di non rivolgersi a nessun editore e di fare tutto in proprio?
R) Le rigiro la domanda. Pensa davvero che i grandi editori italiani esaminino seriamente i manoscritti inediti che ricevono? Guardi Il deal dell’Apocalisse. Le recensioni dei lettori sono molto positive, perfino più di quanto mi sarei aspettato. Nell'unico mese in cui ho avuto tempo di dedicarmi alle campagne pubblicitarie attive, il libro è riuscito a raggiungere il 25. posto assoluto fra i bestseller eBook di Amazon. Sono molto impegnato per varie altre ragioni non legate alla scrittura e non potrò più ripetere un esperimento del genere, ma non mi interessava tanto vendere, quanto ricevere le opinioni dei lettori sulla storia e sui suoi personaggi, a cui tengo moltissimo. Ora che le ho sentite sono tranquillo, so che potrò continuare a scrivere con rinnovata passione. Anna Laine e Daniel Martin continueranno la loro lotta. Con queste premesse posso tornare alla sua domanda. Tutti i principali editori italiani hanno ricevuto molti mesi fa il manoscritto già sottoposto a editing, di fatto identico a quello che ho pubblicato e che ha riscontrato tanto successo fra i lettori. Nessuno ha risposto.

D) Che consigli darebbe a chi vuole intraprendere la carriera di scrittore?
R) Per prima cosa scrivete solo con profonda passione per la storia e per i personaggi, direi soprattutto per loro. Leggete  moltissimo e siate spietatamente critici con voi stessi. Se avete l’ambizione di pubblicare dovete essere in misura di capire se state scrivendo qualcosa di veramente diverso e leggibile. Dovete pure rendervi conto che anche le opere di autori noti hanno subito trasformazioni consistenti nel passare dall’inedito al pubblicato. La mia prima stesura del deal dell’Apocalisse diceva molto di più sulla visione di McGregor che mi stava molto a cuore, ma avrebbe tenuto avvinti pochi lettori.  Approfittate per imparare da questo processo di perfezionamento, apprendendo a controllare e canalizzare la vostra passione. Nel deal dell’Apocalisse, i personaggi avevano in un certo modo preso il controllo della mia scrittura e non riuscivo mai a fermarmi. Mi sembrava di non lasciarli vivere a sufficienza.
Il secondo romanzo è già nato avvincente. Ho imparato a farmi coinvolgere di meno.

D) Quali sono i suoi maestri?
R) Ho calcolato di aver letto quasi ottomila titoli, in ogni genere di narrativa. Escluderò i maestri della letteratura “vera” e limiterò la mia risposta ai thriller, nel contesto in cui mi sto cimentando.
Mi piacciono molto personaggi come Jack Reacher e Hieronymus Bosch, su cui sono state costruite vere e proprie serie. Come lettore ho sempre avuto molto piacere nel ritrovarli in un romanzo successivo. Proprio dalle serie di questo tipo è nata la voglia di creare un personaggio diverso, più fragile e più umano. Daniel Martin è nato così, ma ha preso rapidamente il controllo della mia scrittura e non ha voluto combattere da solo. Comunque ha nemici talmente potenti da non poter essere sconfitti in un solo romanzo.

D) I suoi scrittori di thriller preferiti?
R) Innumerevoli, purtroppo per la maggior parte stranieri. Sono convinto che il mercato italiano, come gestito dai grandi editori, non sia un vivaio di scrittori di thriller. Donato Carrisi, Giorgio Faletti, Massimiliano Comparin, per citare solo alcuni degli scrittori italiani che ho letto recentemente con grande piacere sono pochi. Per un paese grande e creativo come l’Italia dovrebbero invece essere uno stuolo. A controprova vi invito a guardare gli scaffali delle librerie. I thriller italiani sono pochi e circondati da una marea di opere tradotte. Immagino sia più sicuro tradurre un’opera di successo che seguire l’arduo e oneroso cammino della selezione. Viaggio molto e leggo tanto anche in francese, tedesco e inglese. Vi assicuro che l’inverso non succede. In altri paesi più piccoli, come per esempio la Svezia, avviene perfino il contrario: gli editori locali cercano seriamente nuovi talenti e li coltivano. Il deal dell’Apocalisse è stato tradotto in francese, inglese e tedesco. Non mi meraviglierebbe se fosse proprio una traduzione a finire per prima in libreria.

D) Il miglior libro che abbia mai letto?
R) Potrei citarne moltissimi, ma uno preciso non riuscirei a individuarlo. Tutti mi hanno dato qualcosa e i migliori mi hanno trascinato nel mondo che hanno descritto.
Anche in questo caso voglio limitare la mia risposta ai thriller. Dovendo proprio citarne uno solo romanzo, le direi I dodici segni di Lee Child, in cui l’autore riesce a inserire in un intreccio intenso personaggi molto diversi, portando alla luce anche la personalità e la sofferenza di qualcuno scomparso già nell’incipit dopo aver proferito solo un paio di parole. Non si è limitato a sviluppare una trama irresistibile e un intreccio sorprendente, ma è riuscito anche a far crescere lentamente l’empatia del lettore per questa prima figura.

D) ...e il peggiore?
R) Da ragazzo mi ricordo di aver interrotto la lettura di diverse opere che non mi erano piaciute per niente, sia come genere che come contenuto. Col tempo sono diventato selettivo negli acquisti e leggo sempre i libri fino in fondo. Ovviamente non possono piacermi tutti, ma penso che tutto meriti di essere letto, almeno per giudicare personalmente.

D) Chi è L. K. Brass?
R) Qualcuno a cui non piace parlare di sé stesso, ma preferisce affrontare il tema che più gli sta a cuore: la spada di Damocle che pende sui mercati. Mi sono occupato di strumenti finanziari per anni e ne approfitto per comunicare ai lettori collegamenti che ho percepito e forse sfuggono ai più.
Cerco di raccontarla "giusta" e scrivo con grande passione. Ci tengo molto a inserire i miei personaggi e le loro avventure in un quadro plausibile. Ho sempre vissuto intensamente quello che leggevo. Nulla mi coinvolge più di un buon libro. Con la scrittura sono ancora più vicino ai miei personaggi. Partecipo alle loro passioni e condivido i loro obiettivi: non potrei mai scrivere una riga senza sentirla profondamente. La mia esperienza nel settore della finanza e della tecnologia informativa mi permette di creare uno scenario tecnologico e finanziario verosimile. Curo anche tutti gli altri dettagli, documentandomi a fondo prima di scrivere. Forse - lo spero anche - il deal dell'Apocalisse non sarà mai negoziato, ma sono profondamente convinto che gli altri aspetti delle teorie del professor McGregor siano molto vicini alla nostra realtà economica.

D) Quali sono i suoi progetti letterari futuri?
R) Il secondo romanzo Fine dell'oblio è già un progetto passato. L'ho appena pubblicato in italiano. Mi ero imposto di non scriverlo finché non fossi riuscito a far pubblicare il deal dell’Apocalisse da un editore. I personaggi però hanno preso il sopravvento e la storia è sgorgata spontanea. Mi dicono tutti che è ancora più appassionante del primo. Forse Anna Laine e Daniel Martin non condividono quest'opinione: si sono incontrati proprio lì.


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