venerdì, settembre 9

Recensione de NERO IMPERFETTO di Ferdinando Pastori

Titolo Nero imperfetto
Autore Pastori Ferdinando
Prezzo di copertina € 10,00
Dati 2011, 192 p.
Editore Edizioni Clandestine (collana Narrativa tascabile)

Nero come noir ma imperfetto.
Perché le apparenze ingannano e le certezze sono destinate, pagina dopo pagina, a crollare come castelli di sabbia. Così com'è precipitato il mondo di Fabio, ex poliziotto, dopo il suicidio della moglie.
Affetto da narcolessia, solitario e nichilista, consuma le sue giornate muovendosi come un fantasma all'interno di una sua personale corte dei miracoli. Sfruttatori, usurai e spacciatori sono i suoi clienti. Rintracciare persone scomparse la sua specialità. Non importa da che parte stia la ragione, non può permettersi di distinguere il bene dal male. Le vittime dai carnefici. Fino a quando un nuovo incarico ribalta le prospettive, mettendo in discussione scelte e convinzioni. Scoprire chi ha ucciso sua sorella e recuperare un carico di cocaina appartenente a uno spacciatore bulgaro. Solo in apparenza un lavoro come altri.
"Perché la vita è una merda. Poi si muore".


Recensione di Diego Thriller:
Fabio  è un ex poliziotto, indifferente alla vita, non gli interessa vivere o morire, vive in un limbo nero, pieno di pessimismo e dolore. Perché ha perso tutto qualche anno prima dopo il suicidio della moglie che scopre essere in cinta dopo l'autopsia, ma non è lui il padre. Tant'è il suo dolore che rimane disinteressato anche quando Cesare, ex collega di Fabio quando era nella polizia, gli dice che sua sorella Anna è stata uccisa. Perché con la sorella aveva chiuso i rapporti anni prima quando aveva scoperto che faceva uso di cocaina.
La sua indifferenza finisce però quando Salparov, lo spacciatore Bulgaro, lo convoca per un nuovo lavoro: trovare chi ha ucciso Anna per riuscire a rimpossessarsi degli otto chili di cocaina che le aveva dato in custodia. Inizia così la caccia all'assassino, tra night club e amiche lesbiche di Anna, ma non per vendicarla, ma per portare a termine il suo lavoro: ritrovare la Cocaina.
Il primo libro di Ferdinando che leggo e devo dire che sono rimasto spiazzato e piacevolmente sorpreso, perché questo noir è differente dagli altri libri che ho letto. Primo perché la storia è raccontata in seconda persona e per abituarmici mi ci è voluta qualche pagina e poi perché oltre alla trama, l'autore mette in risalto l'anima nera di Fabio, parte principale del libro, rendendo la storia molto cupa.
Un bel noir, imperfetto.

Voto 1 2 3 4 5





Ferdinando Pastori è nato a Galliate (NO) nel 1968. Vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato economia all’Università Cattolica, lavora per diversi anni nel mondo della moda per un noto stilista. Attualmente è un manager del settore medicale.
Appassionato di letteratura americana, soprattutto del minimalismo di Carver e della corrente post-minimalista di B.E.Ellis, Jay McInerney e Leavitt, predilige la struttura narrativa del racconto per l’intensità, la tensione e le emozioni che si possono condensare in un breve testo. I suoi racconti si fanno strada nei luoghi più insidiosi della coscienza (o della mancanza di quest’ultima), luoghi dove le emozioni nascono, sono condannate senza appello e si estinguono. Protagonista, una generazione di confine, border-line, una rappresentazione scenica dove gli attori s’incontrano in uno stato di perplessità ed incertezza, spesso d’indifferenza nei confronti della vita.
Dopo la pubblicazione in alcune antologie, nell’aprile 2003 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti dal titolo “Piccole storie di nessuno” edito da Edizioni Clandestine. Il suo primo romanzo “No Way Out” è nelle librerie da Marzo 2004, ancora per i tipi di Edizioni Clandestine.
Nel 2004 si è aggiudicato il premio “Roma Noir. Autori, editori, testi di un genere metropolitano" con il racconto “Mantis (come una…)”, pubblicato l'anno successivo su "M-Rivista del Mistero" (Alacran Edizioni). Sempre nel 2005, l'uscita di una nuova raccolta di brevi storie "Vanishing Point" porta a termine il percorso iniziato con i primi due libri concludendo la trilogia della "fuga".
Nel 2006 è uscito il romanzo "Euthanasia" e il racconto "Dietro la porta chiusa" è stato inserito nella raccolta "The first time I saw". Ha inoltro collaborato con il pittore Alessandro Spadari scrivendo un testo ispirato alla collezione "Della natura. Il peccato", in seguito pubblicato nel catalogo della mostra.
Nel 2007, in collaborazione con Barbara Foresta, ha curato la traduzione di "My bloody life" (La mia vita maledetta) di Reymundo Sanchez e nel 2008 ha partecipato alla raccolta "Inadatti al volo" (Giulio Perrone Editore) con il racconto "Non sono fuggito, solo solo andato da un'altra parte".
La pubblicazione del suo nuovo romanzo "Nero imperfetto" è prevista nel mese di aprile 2011.
Ha collaborato con il Web magazine letterario “Rotta Nord Ovest” dal 2002 al 2009, con la rivista Historica ed è membro del Network d'arte indipendente "Karpòs".

12 Lascia un commento:

brontolo ha detto...

Fabio è un ex-poliziotto che, travolto dalla morte della moglie, non riesce a scendere a patti con il passato e pare non vivere più, ma solo sopravvivere, galleggiando indifferente tra gli eventi della vita.Quello che una volta era un poliziotto onesto ora è diventato una investigatore venduto al miglior offerente, insensibile a tutto se non al proprio dolore..forse. Anche il brutale omicidio della sorella, coinvolta in una storia di droga, pare non toccarlo più di tanto, chiuso come è nella sua disperazione,nel suo desiderio di annientarsi. Accetta di indagare per soldi, su ordine di un mafioso bulgaro, che vuole rientrare in possesso della droga sparita. L'indagine e la scoperta dell'assassino della sorella squarciano il velo sui misteri del passato che lo stavano annientando e Fabio scopre che non ha poi così tanta voglia di morire, che l'istinto di sopravvivenza è più forte del desiderio di morire." Solo chi è già morto non ha paura di morire" si ripeteva spesso..beh,lui morto non lo è, non ancora almeno.
Un libro molto originale nella forma, dove la narrazione segue il ritmo sincopato dei pensieri, che fluiscono liberi, non soggetti alle regole di logica e punteggiatura, che anzi è libera e della quale l'autore si serve per sottolineare il ritmo del periodo. Pastori fa sì che il lettore debba mantenere alta la concentrazione, tornando a rileggere alcune frasi, spostandone e indirizzandone l'attenzione.
Altro valore aggiunto: alcune frasi ironiche e ciniche mi hanno strappato un sorriso e si sa, io non resisto .

Maria Luisa Lamanna ha detto...

L'imperfezione sta solo nell'aggettivo del titolo. Una storia dura, ma necessaria a far da trama ad un nero, bellissimo tessuto finale. Personaggi al limite, vite cupe, collocati in tunnel scontornati, quasi apposta. Sembra che l'autore voglia lasciare al lettore la definizione di situazioni che appaiono sospese, interrotte. Storia che fluisce, senza sosta, senza concedere spazi, nemmeno i sentimenti ne hanno, quel pochissimo è ristretto, definito con pochissime espressioni, misurati gesti. Interessante notare che non importa cosa dice l'autore, ma come lo dice. La scrittura: ecco l' aspetto che più ho apprezzato, ammirato, gustato. Finalmente tra le mani un romanzo dove la ricerca linguistica è una necessità dell'autore e un vero godimento per il lettore che ne fruisce. Parole, frasi che si leggono affamati, e che si torna indietro a rileggere per poterle gustare. Parole scelte, che colpiscono, mai banali, mai troppe, mai troppo poche. Brevi frasi, pochissime subordinate, quasi aforismi, a volte. E i punti. I punti lasciano il lettore in apnea, si impongono in maniera quasi sgrammaticata, eppure nel contesto risultano corretti, perfetti. Ne deriva, quindi, un libro particolare, distinguibile dal "già letto", dal "già sentito". Una lettura che lascia molto, al di là della storia, che si può trovare altrove, ma la lezione di stile, quella resta, e insegna.

Lisa Simpson ha detto...

Ho terminato di leggere Nero Imperfetto da poco e sono qui a chiedermi; e ora cosa scrivo?
Come mi ha suggerito Diego, scriverò ciò che questo libro ha lasciato in me.
La premessa doverosa che devo fare è questa: io sono prevalentemente una lettrice di gialli e quindi in qualche modo "abituata" ad uno schema ben preciso ( omicidio-ricerca del colpevole-sorpresona finale! ), ma Ferdinando Pastori con questo libro e soprattutto con il suo stile narrativo mi ha fatto saltare tutte le vecchie abitudini letterarie!
Dopo le prime pagine ho pensato varie volte:BASTA NON RIUSCIRO' MAI AD ARRIVARE ALL'ULTIMA PAGINA, ma poi il desiderio di capire, di sapere ha prevalso.
Perchè Fabio è caduto cosě in basso? perchè la sua sofferenza è così profonda da volersi annientare? e piů andavo avanti piů la sua storia mi restava impressa nel cervello e ci pensavo al lavoro, in macchina... tutto ciò nonostante la scrittura mi risultasse a volte indigesta, direi irritante.
non so cosa altri dopo di me vedranno e percepiranno in queste pagine così vive e mai bidimensionali o scontate; quello che posso dire di me è che Fabio e tutti gli altri resteranno con me per molto tempo.

luisa cora ha detto...

Ebbrava Laisa!

lisa ha detto...

un italiano orribile ma insomma....

Sara Bilotti ha detto...

Nero imperfetto nasconde una sottotrama sublime: quella nascosta nella sintassi.
Chi, come me, ha l'ossessione del linguaggio diventa protagonista insieme a Fabio, diventa affamato dei periodi a metà, anela i punti che spezzano le frasi, perchè anche se subito il pensiero si blocca, sa che dopo poco il significato scoppia, e ti riempie la testa, a volte ti fa a pezzi l'anima.
Fabio è disperato, ha perso la moglie, gli hanno ucciso la sorella. Tenta costantemente di affossare il pensiero, lo confina in periodi in corsivo, lo trattiene usando dighe piccole come punti. Ma dopo esplode, è troppo quello che c'è dentro lui. E Fabio non ce la fa, arranca ma non riesce ad afferrare tutto quello che prova, per riportarlo dentro il muro di una falsa, ridicola indifferenza.
Cosa manca a questo libro? Una sorpresa. Un colpo definitivo.
Ma la mia assenza di stupore è dovuta a un'intima corrispondenza
con il messaggio del libro. Perchè sin dalle prime pagine, sin dalla citazione della mia amata Donna Tartt, passando per Seneca,
Leopardi, Ellis e tutti, ma proprio tutti, gli autori che amo e che vengono citati dall'autore, io sapevo. Che. Così doveva finire.

luisa cora ha detto...

Se vi aspettate un thriller Nero imperfetto non lo è! Allora forse pensate a un noir?Ebbene no neanche quello anche se il titolo potrebbe ingannarvi... Un giallo? Si direi che è un giallo investigativo e introspettivo.Già dalle prime pagine si è immersi nel dolore di Fabio ex poliziotto ancora sofferente per il suicidio della moglie. Il fatto che fosse incinta e che il figlio non potesse essere suo per un problema di infertilità aggrava la sua sofferenza.Il fatto che sia anche narcolessico lo rende fragile ma non arreso.Ha perso il suo lavoro proprio per queste sue reazioni dopo la morte della moglie e ha messo la sua abilità a servizio di clienti anche privi di scrupoli. La sorella che non frequentava da anni viene improvvisamente uccisa e un personaggio losco lo incarica di cercarne l'assassino per recuperare un groppo quantitativo di droga. La lettura a volte irritante la punteggiatura strana che ti fa sospendere il fiato, ma rimarchevole il risultato di suspance. Nero imperfetto ha di per sè un storia che sembra banale, ma le indagini introspettive del protagonista la rende appetibile.il racconto è in seconda persona alternato a considerazioni di Fabio personali che non spezzano il ritmo del racconto. Che dire ancora? se non che oltre che un bel giallo possiamo trovare la realtà della società odierna e spinti allo spasimo i sentimenti di perdita e solitudine. Consiglio!

luana1973 ha detto...

miei pensieri su "nero Imperfetto" di Ferdinando Pastori: ho faticato fin dalle prime battute per trasformare il libro in fotogramma, per entrare nella storia, per capire e carpire i segreti celati tra le righe, vuoi per colpa mia, vuoi per colpa della punteggiatura o vuoi per colpa del narratore che guarda e narra. poi una luce, un "on" dopo un "off" ho capito che la prima riga era il primo pensiero, che non capivo la storia perchè era melma che mi avvolgeva, perchè ero io il narratore e non il lettore. ho imparato i punti (.) che fermano la corsa e mi sono ritrovata più di una volta a fine pagina che oltre al gesto di girare per leggere la seguente riprendevo fiato, leggevo correndo, sincopata come il racconto, guizzi di razionalità in un mare di sogni senza sonno. alla fine era tutto chiaro e non di certo grazie al dottore cinese che pur essendo giallo non è un limone.

patrizia mintz ha detto...

Appena finito di leggere "nero imperfetto". Non amo particolarmente i noir, mi mettono angoscia scrosciante. ma nero imperfetto... Una commistione tra pensieri e parole. Una trasposizione veloce tra pensare e agire. Un piegare la scrittura come non ho mai letto. Chapeau bas, Pastori. Un noir perfetto

Martina_PL ha detto...

"Per abitare l'inferno… devi diventare a tua volta fuoco e fiamme."
Questo pensiero di Fabio, il protagonista del libro, mi ha colpito intensamente, quando l'ho letto, e secondo me rappresenta bene il senso della storia. Ma l'inferno di Fabio non ha il colore caldo del fuoco, anzi è nero cupo, o ancora meglio di un grigio profondo che diventa nero imperfetto. Infatti Fabio non ha reagito con la violenza del fuoco vivo alle disgrazie che lo hanno colpito, è invece sprofondato in una depressione grigia, nella narcolessia e nel lasciarsi vivere alla giornata. Il suo modo di vivere all'inizio mi irritava profondamente e avrei voluto spronarlo a reagire: perché crogiolarsi nel dolore per la morte di una moglie che ti ha tradito? Perché vivere nel suo perenne ricordo? Giulia è sempre nei suoi pensieri, di qualsiasi cosa lui si occupi. Avrei voluto dirgli: "Lascia stare, dimentica, ricomincia a vivere e non limitarti a sopravvivere!".
Ma la forza del libro è nello stile, nel come Pastori racconta i pensieri e il lasciarsi vivere di Fabio, uno stile che nelle prime pagine ho trovato ostico: Fabio esprime i suoi pensieri alla seconda persona singolare, con frasi brevi, col ritmo spezzato da punti che si collocano anche in modo sgrammaticato, interrompendo il periodo a metà. Ma, una volta fatto l'orecchio a questo tipo di scrittura, la lettura è scorsa via veloce; è stato come essere nella testa di Fabio e vivere le sue esperienze attraverso il suo cervello.
Non ho raccontato la trama né come e perché Fabio si trova coinvolto con mafiosi bulgari e poliziotti poco puliti, proprio perché non è la trama la cosa più originale del libro. L'originalità sta nella scrittura pensata, studiata, calcolata, eppur così ritmata sui pensieri di Fabio e sui tempi delle sue azioni da diventare naturale e semplice per il lettore totalmente immerso nella storia. Se l'inferno di Fabio finisca o sia destinato a prolungarsi, in fondo, diventa secondario.
Grazie Diego per avermi dato la possibilità di conoscere un autore che altrimenti forse mi sarebbe rimasto ancora sconosciuto.

Elisabetta Caramitti ha detto...

Una trama originale, questa di "Nero Imperfetto". Fabio, ex poliziotto divenuto "occhio privato" dopo il suicidio della moglie Giulia, soffre di narcolessìa, e si trascina in una vita di solitudine indifferente e amara. Sarà l'uccisione della sorella Anna, da tempo uscita dalla vita di Fabio, a rimetterlo in gioco e a mettere sulla sua strada personaggi ambigui e sorprendenti. La ricerca del colpevole porterà il protagonista a contatto con il mondo dello spaccio, nel quale Anna era un'importante pedina. Le rivelazioni nel finale saranno molto dure, molto dolorose. La sorella smarrita, forse, era una persona migliore degli affetti che Fabio aveva idealizzato. Bella la particolare punteggiatura usata da Pastori, quasi a sottolineare una vita interrotta, fratturata, come un corto circuito a intermittenza.

Michele Di Marco ha detto...

Lo dico subito: è un libro da non perdere, e ne approfitto per ringraziare chi me l’ha fatto scoprire, e chi mi ha fatto scoprire il suo autore.
Una storia noir, che più noir è difficile immaginare, e che si svolge contemporaneamente su due piani: nella vita “esterna” del protagonista, che viene trascinato dalla propria indefinita professione di detective dichiaratamente senza etica, in un’indagine sulla morte di una sconosciuta che tale non è, che sfocia in una torbida storia di morte, droga e mafia, con antagonisti spietati e senza scrupoli, ma anche in un imprevisto, e imprevedibile perché improbabile, incontro amoroso, che potrebbe anche diventare una storia, o forse no, finire e magari poi ricominciare.
E nella mente, nell’esistenza interiore dell’ex poliziotto Fabio, precipitato nella sua solitudine, nel disinteresse assoluto verso il mondo e i suoi valori, nell’amoralità nichilista e nella narcolessia, da una tragedia personale, un dramma coniugale che si rimprovera di non aver saputo prevedere né prevenire e per il quale non può, né vuole, darsi pace, e cui non sa dare spiegazione, come non sa darla alle circostanze sorprendenti che ha appreso proprio a seguito di quell’evento.
Dunque, due racconti che procedono in parallelo, e in contemporanea, fuori e dentro questo singolare eroe, e che poi sono in realtà una storia sola, narrata da Ferdinando Pastori senza mai fare cadere la tensione, senza che nulla diventi mai scontato, con una successione di ripetuti colpi di scena fino al finale, spietato come tutto in questo libro, e nei suoi personaggi.
A caldo, appena terminata la lettura, scrissi che Pastori sembra compiacersi nell’assestare continui pugni nello stomaco ai propri lettori, ma lo fa bene, tanto bene che, pur provando dolore, si aspetta quasi con ansia che arrivi il colpo successivo.
E a quest’effetto, che alla fine – non so se l’autore ne sia lieto – finisce per piacere (ho riletto più volte pagine e pagine, pur ricordandone i contenuti, solo per riassaporare come erano state scritte), contribuisce uno stile narrativo molto singolare, nel quale si alternano la seconda e la prima persona per riferirsi comunque all’io narratore-protagonista, e in cui il flusso di coscienza è sovente spezzettato, tramite la punteggiatura, in modo del tutto irregolare. Tanto irregolare da obbligare chi legge a non staccare mai neanche la propria spina, come non può mai staccarla Fabio.
“Imperfetto” lo ha intitolato, perché sono imperfetti i personaggi, le loro idee, le loro terribili storie, i loro sentimenti, e anche l’evolversi apparentemente scoordinato dei due piani narrativi. E imperfetto, perché irregolare, discontinuo e anch’esso imprevedibile, è lo stile della scrittura. Ma dalla somma di tutte queste imperfezioni nasce un romanzo perfettamente compiuto: lo ripeto, da non perdere.

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