giovedì, settembre 22

Recensione de CHIAMAMI BUIO di Massimo Rainer

Recensione a cura di Cristina Aicardi:
Nella quarta di copertina si consigliano i lettori che cercano una " lettura rilassante e magari con un finale rassicurante" di lasciar perdere e di cercarsi un altro libro :"Chiamami buio" è in effetti tutt'altro che rassicurante .Le prime pagine sono un calcio nei denti : dure , estreme, violente.Rainer colpisce duro da subito. Il protagonista è un poliziotto che definire corrotto sarebbe fargli un complimento, è un grandissimo bastardo, amorale, cinico, la summa della cattiveria e della bassezza umana e gli altri protagonisti non sono da meno. Però Buio forse un pregio ce l'ha : lui è "onestamente bastardo", non si cela dietro ad una facciata di finto perbenismo, non si è creato una parvenza di normalità per camuffare le magagne come hanno fatto i suoi colleghi, non si nasconde, è quello che è, una carogna e basta. Ed è per questo che in fondo, in alcuni punti, si prova persino una punta di simpatia per lui.
I personaggi si muovono in una Milano decisamente inquietante, corrotta, marcia, disperata : la Milano degli immigrati, delle prostitute, dei vizi segreti , delle minacce e dei ricatti. Una storia con un ritmo incalzante, veloce;una scrittura fluida e piena di una cinica ironia che a me piace molto,son riuscita persino a ridere in alcuni punti. Un libro diverso ed originale, cattivo, molto cattivo, senza pietà, che colpisce e non si fa scordare facilmente.

Avete letto il suo precedente "Rosso Italiano"?

Si tratta di un manoscritto che può essere letto a più livelli.
La struttura è quella del noir con accenti pulp e hard-boiled: frasi secche e brevi, ritmo molto veloce, linguaggio realistico e situazioni violente ed estreme.
Questo è solo il formato, però, scelto dall’autore (che di professione è un avvocato penalista e conosce dettagliatamente le ambientazioni e gli aspetti polizieschi e procedurali che descrive) per proporre un libro politico e di forte denuncia di alcuni aspetti della società nella quale viviamo e dell’operato di alcuni rappresentanti della Legge.
Il testo è scritto al presente, in prima persona (la voce narrante è quella di Buio, il protagonista) e interamente ambientato a Milano.
Il protagonista è un poliziotto dell’Ufficio Immigrazione della Questura, con un passato presso la Squadra Omicidi dalla quale è stato allontanato a causa di un clamoroso errore professionale: non è stato in grado di proteggere, anzi ne ha determinato la morte, una testimone di un processo.
Declassato a responsabile del Centro di Permanenza Temporaneo di Via Corelli, questo Cattivo Tenente, come lo definirebbe Abel Ferrara, perde ogni forma di ritegno e di rispetto per la Legge e per il suo ruolo di servitore dello Stato e, anzi, sfrutta la sua posizione per commettere, coadiuvato da alcuni colleghi della polizia (alcuni corrotti quanto lui, altri no), ogni forma di reato, dallo sfruttamento della prostituzione al traffico di droga alla realizzazione di snuff movies.
Buio ha un unico riferimento positivo al mondo: il gemello prete, un uomo debole e rassegnato alla deriva di suo fratello.
Una mattina si risveglia con una giovane donna, che non conosce, morta nel suo letto in circostanze che non sa spiegare.
Le ventiquattro ore successive metteranno in crisi la sua vita e il suo sistema criminale fino a quando, al termine di una serie di avvenimenti violentissimi, tradimenti e colpi di scena a ripetizione, la matassa si dipanerà.
Buio è un libro che, sotto lo strato di sangue che colora ogni pagina e dietro il ghigno di un’ironia cattiva e dichiaratamente malsana, vuole dare uno spaccato di una realtà criminale complessa e tremendamente realistica e attuale.
Un libro senza personaggi realmente positivi, dove la pietà è l’ultimo dei sentimenti possibili e con un finale dirompente e crudele ma aperto a un eventuale seguito.

Voto 4/5

Titolo Chiamami Buio
Autore Massimo Rainer
Su Amazon a € 13,18
Edizioni Todaro
Data pubblicazione Settembre 2011

8 Lascia un commento:

Thrillerpage ha detto...

Dato che ho visto un sacco di recensioni positive credo che un mio parere negativo sia dovuto solo dal fatto che è il genere che proprio non mi prende.
Di storie crudeli ne ho lette nei libri di Ellroy, Jim Thompson, anche l'arrivederci amore ciao di Carlotto, questo invece ha una crudeltà quasi comica, e il continuo voler usare parolacce e sproloqui, non fa altro che rendere poco interessante il personaggio e sopratutto improbabile.
Forse sono io che non sono ancora pronto per questo tipo di romanzo, d'altronde anche Jim Thompson non è stato amato quando hanno pubblicato i suoi primi romanzi.

Anonimo ha detto...

pure anche io inizialmente sono rimasto un po' sorpreso da certe scelte linguistiche...ma leggendo o mi sono reso conto che tutto è funzionale ad "altro", e ho rivisto le scelte stilistiche nella loro giusta ottica...se si trova questo "altro" il valore del libro emergerà!buona ricerca e...non fermatevi alle parolacce!

Andrea

Eliana ha detto...

"Chiamami buio" è come una bottiglia di buon vino: va lasciato decantare per poter essere apprezzato appieno. È uno dei quei libri di cui non si può scrivere un commento a caldo, ma ha bisogno di "sedimentare".
Senza dubbio è una storia forte, molto dura, che prende a schiaffi il lettore quasi sfidandolo ad ogni pagina ad avere lo stomaco di voltare la pagina, il fegato di continuare a leggere.
Di sicuro le parolacce e le volgarità sono troppe (e a volte se ne sarebbe fatto anche a meno, perché gratuite, nel senso che non aggiungono né tolgono niente al brano, al personaggio o alla storia).
Ma se si riesce ad andare oltre questo, è un libro che merita.
La storia non lascia adito a dubbi: la corruzione sporca tutto ciò con cui viene in contatto, senza esclusione di ceto o di casta.
Buio di sicuro è un personaggio "negativo" ma nonostante ciò ci si entra in empatia, ci si affeziona quasi, lo si accompagna forse con la speranza che ad un certo punto si "redima", forse perché ci si augura che ad un certo punto dimostri di avere una coscienza... e solo quando si arriva alla fine si scopre che il Bene non fa parte di lui, eppure è uno di quei personaggi di cui, una volta finito il libro, se ne sente la mancanza.
E se nel libro di Rainer il Bene fine a se stesso non c'è, per fortuna non c'è neanche il pietismo, quel buonismo a tutti i costi con cui molto spesso gli scrittori concludono le loro storie e di cui, francamente, si comincia ad essere un po' stufi.
Complimenti a Massimo Rainer

Mamma Editori ha detto...

Toccherà leggerlo! :-)

Maria Luisa Lamanna ha detto...

Partire sapendo già che questo romanzo conteneva molti eccessi ha attenuato un po' le sfumature decisamente pulp, che avrei trovato ancora più pulp, senza il pregiudizio dei commento letti. Mi aspettavo tutto il Buio che c'è. Il Male che corre sul filo di un consapevole, disperato anche, tentativo di sopravvivere alla propria vita, agli errori estremi, al Nero di cui si nutre il protagonista e gli altri intorno a lui. Quello che ho apprezzato è la coerenza. Nella scrittura, ritmata e serrata fino alla fine; nella storia, che non ha pause o cedimenti. Nella descrizione del male, in ogni ambito, in ogni personaggio, ognuno col proprio personale inferno da vivere. Un libro non facile da scrivere e nemmeno da leggere, ma per gli amanti di pagine dal gusto inequivocabilmente forte una vera nera inquietudine letteraria.

Antonia Dettori ha detto...

Esagerato nel voler insistere con sproloqui vari, il genere non mi ha preso. Riconosco che alcuni scrittori, rivelatisi col tempo dei maestri, hanno perseguito con questo stile e forse mi sbaglio nel giudicare. Ma tutti noi sappiamo che apprezzare uno forma narrativa, è sempre molto soggettivo e io rafforzo questa convinzione.

luisa cora ha detto...

un brano «Prima regola dello sbirro che vuole arrivare alla pensione: fatti i cazzi tuoi. Seconda regola: non ti distrarre e continua a farteli, ché stai andando bene. Terza regola: se non hai seguito le prime due, la terza non ti serve più a una madonna perché sei già crepato da un pezzo. È parola di Buio.» Chiamami Buio è un noir ( o thriller) di Massimo Rainer(pseudonimo di un penalista milanese) noto per il suo primo romanzo Rosso italiano che sicuramente leggerò. Infatti è il primo libro di questo autore che leggo grazie all'iniziativa di Thrillerspage dei "libri in giro".Buio è un agente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano assegnato al Centro di Permanenza Temporaneo di via Corelli.E' un personaggio che più del poliziotto ha le caratteristiche del serial killer e già all'inizio il lettore resta spiazzato da questo anti-eroe.Droga e alcol e sesso queste le caratteristiche del nostro poliziotto che una mattina si sveglia con accanto il cadavere di una prostituita che si ricorda vagamente di aver abbordato obnubilato dall'alcol e dalla cocaina.Per risolvere questo mistero si rivolgerà all'amico ex poliziotto chiamato Il gabbiano.Naturalmente sarà per lui imperativo capire cosa veramente sia successo quella notte è stato lui ad uccidere la prostituta o c’è un preciso disegno contro di lui? Per il lettore sarà imperativo vedere fin dove può spingersi questo strano personaggio e chi è veramente? Uno spietato killer , un giustiziere o un emerito figlio di puttana che lotta contro il perbenismo?Il libro è scritto in tono asciutto essenziale volgare a tratti, ma pieno di ironia che strappa nostro malgrado sane risate soprattutto con la parola ricorrente nella narrazione "comunque". Al di là della violenza quasi esagerata e di volgarità a volte gratuite la lettura resta piacevole mai noiosa. Ne consiglio la lettura!

PENNYWISE ha detto...

Dopo essermi presa un pugno alla bocca dello stomaco con "Rosso italiano", il nuovo libro di Rainer mi ha definitivamente stesa.
Un cinismo devastante si alterna ad un'ironia feroce e amara.
Proprio grazie all'ironia sempre presente ho letto a spron battuto anche lepagine dove le situazioni pulp e le parolacce scorrevano a fiumi, dove a volte una smorfia di disgusto alterava il viso della sottoscritta, che qualche pagina dopo scoppiava a ridere per la scena della vecchietta in chiesa.
In questo alternarsi di stati d'animo ho letto il libro con vero piacere, riconoscendo al protagonista il suo essere un "puro" bastardo, sempre uguale e coerente in tutto quello che combina e pensa.
Insomma, un gran bel personaggio che però preferirei non avere il piacere di conoscere.
Alla prossima, Rainer, magari con una compagna all'altezza di Buio...

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