martedì, marzo 13

Recensione de I MIEI LUOGHI OSCURI di James Ellroy

Recensione a cura di Diego Thriller
Voto 
Ho già letto un po' di libri di James Ellroy prima di questo, peccato, perché secondo me questo dovrebbe essere il primo da leggere dei suoi libri. Qui si capisce da dove viene, il suo percorso, il suo bisogno di scrivere quello che scrive.
A me le autobiografie piacciono, ma tra quelle che ho letto sicuramente questa è quella che mi ha emozionato maggiormente.
Leggo molti libri di questo genere, con morti, investigazioni, ricerche, ma quando "LA STORIA" è vera, bé, è tutt'altra cosa a mio parere. Non può non emozionare, commuovere e sbalordire e colpire al cuore colui che la legge. Un'autobiografia dettagliata, cruda e dolorosa di uno che l'omicidio l'ha vissuto sulla pelle, e non un omicidio di un amico, ma della madre. Non si risparmia mai e coraggiosamente si mette a nudo e si dimostra trasparente agli occhi dei suoi lettori. Svela i suoi segreti e se ne fotte se il lettore si scandalizza o se è in disaccordo con lui.
Questa oltre che la "SUA STORIA" è la storia della "ROSSA", di sua madre uccisa quando lui aveva solo dieci anni, della donna che lui ha odiato da viva per colpa delle parole del padre, che divorziato, la tratteggiava ai suoi occhi come un' alcolizzata, bugiarda e poco di buono. Solo crescendo, tra droghe, libri e con un padre fannullone che non riesce mai ad occuparsi di lui responsabilmente, impara ad amare la Rossa. La rossa era una gran lavoratrice. La Rossa era bella. La Rossa era perfetta.
"Il piacere facile è una maledetta tentazione. Alcool e droga e sesso occasionale ti forniscono uno surrogato di quel potere cui ti avvii a rinunciare. Distruggono la volontà di condurre una vita decorosa. Favoriscono la delinquenza. Distruggono i rapporti sociali. Lo avevo imparato grazie alla dinamica del riguadagnare il tempo perduto. Gli esperti attribuiscono alla povertà e al razzismo la responsabilità dei delitti. Hanno ragione. Il crimine è una piaga morale concomitante, con origini comuni. Il crimine è energia virile malriposta. Il crimine è collettiva smania di resa estatica. Il crimine è smania romantica andata a male. Il crimine è accidia e caos su scala epidemica. Il libero arbitrio esiste. Gli esseri umani sono meglio della cavie da laboratorio. Il mondo è un luogo incasinato. Ma la responsabilità è comunque di tutti quanti."
Grazie a questo percorso inizia a scrivere storie nere, grazie a questo lavoro che gli riesce più che bene ed alla voglia di verità molti anni dopo riuscirà insieme all'ex poliziotto Stoner ad avviare una difficile e dolorosa indagine sull'omicidio ancora irrisolto che per sempre gli ha cambiato la vita.
“Voglio trovare l’amore di cui fummo privi ed esercitarlo in tuo nome. Voglio divulgare i tuoi segreti. Voglio azzerare la distanza tra me e te. Voglio darti vita.”
Una storia come tante in America, ma questa è la sua e la racconta come lui sa fare con una scrittura cinica, disturbante e violenta dove ogni frase è un proiettile, leggetelo, sono otto euro spesi benissimo.


TRAMA: La madre di James Ellroy venne assassinata in una tragica notte a El Monte quando lo scrittore aveva appena dieci anni. La trovarono dei ragazzini, riversa sulla schiena. Il coroner stabilì che era morta per asfissia dovuta a strangolamento mediante lacci. La polizia non scoprì mai chi fosse l'autore di quel brutale omicidio. Trentasei anni dopo Ellroy riapre l'indagine. Presa visione del fascicolo della polizia relativo a quel caso insoluto, lui stesso diventa investigatore per scoprire l'assassino.
Con le fotografie del cadavere della madre davanti agli occhi fa della sua autobiografia un romanzo di una forza sorprendente. Costruire storie, prima immaginarie, poi autobiografiche ha permesso a questo grande scrittore di sopportare una realtà cruda e impietosa, di riscrivere le regole del noir, di salvare la figura di sua madre e se stesso dai successi più oscuri della propria coscienza.

Titolo I miei luoghi oscuri
Autore Ellroy James
Prezzo di copertina € 9,90
Su Amazon € 8,42
Dati 2000
Editore Bompiani  (collana I grandi tascabili)


http://thrillerpages.blogspot.com/

2 Lascia un commento:

Giancarlo Vitagliano ha detto...

Questo è un libro particolare. Sembra un’autobiografia, ma è piuttosto un romanzo di formazione; sembra una crime-story, ma è anche un’ossessiva ricerca dell’identità dei due protagonisti, Ellroy e la madre Non solo, è anche un trattato di psicologia criminale e uno sulle dipendenze, fisiche e psichiche.

Ellroy si mette a nudo, raccontando la storia come gli è capitata, man mano che si svolgeva. Noi vediamo attraverso i suoi occhi e sentiamo quel che prova mentre si dipana la vicenda.

Dopo la separazione dei genitori, Ellroy vive un difficile rapporto con la madre, bella e affascinante donna dai capelli rossi (“La Rossa”), complice la cattiva luce sotto la quale la pone il padre, un buono a nulla che però il ragazzo vive come un dio. La morte della donna, ritrovata strangolata e discinta, aggrava solo il problema. Crescendo, Ellroy diventa un vagabondo, ladruncolo e tossicodipendente, con la sola passione per la lettura e per i crimini. Diventato ormai adulto, libero dalle dipendenze e scrittore di successo, intraprenderà il percorso che lo condurrà alla scoperta di una donna del tutto diversa da quel che riteneva e a indagare sulla sua morte più come atto di amore che per le sue ossessioni.

La sua scrittura, priva di fronzoli e orpelli, va dritta dove vuole arrivare, ma non è istintiva come sembra. Penso invece che Ellroy studi con cura il ritmo che vuole dare a ciò che racconta affinché chi legge sia coinvolto secondo il punto di vista dell’Autore. Si veda, per esempio, come sia ancora più sincopato nella descrizione della vita professionale di Stoner, il detective in pensione che l’accompagnerà nell’indagine, come a dire “questo è quello che interessa, il resto non serve”. E come invece trapelino note di orgoglio quando parla di quanto fosse bella e affascinante “La Rossa” e della sua somiglianza con lei. Ancora, si veda come parla del padre da ragazzo e poi da adulto: prima, luminosa figura centrale e poi, via via. relegata in un’ombra laterale.

L’unica cosa che sembra immutabile per tutto il libro è l’ossessione per i delitti efferati, quella che lo porterà a essere l’Autore di riferimento per il romanzo poliziesco americano e mondiale. E attraverso queste ossessioni comprendiamo perché ha scritto la Dalia Nera, L.A. Confidential e tutti gli altri romanzi prima di questo: la catarsi doveva andare avanti fino al momento in cui poteva parlare dei suoi fantasmi senza remore.

Infatti ci si potrebbe meravigliare di come Ellroy descriva situazioni, scelte di vita e vizi privati della madre; di come riesca a scendere nei dettagli più raccapriccianti delle foto della Omicidi, ma non c’è morbosità in questo. Anzi, l’Autore sembra dirci: “Guarda, posso parlare di quel che faceva mia madre, di come è stata uccisa e posso guardare quelle foto orribili del suo assassinio perché io sono andato giù all’inferno e non ne sono del tutto uscito!”

In definitiva, questo è un gran libro, difficilmente dimenticabile, perchè colpisce non solo allo stomaco, ma anche alla mente e al cuore.

Elisabetta Caramitti ha detto...

Difficile trovare una lettura paragonabile a "I miei luoghi oscuri". Difficilissimo anche commentare, perché la trama di questo libro è qualcosa che va oltre la finzione: è realtà. La madre dell'autore, Jean Hilliker Ellroy, viene stuprata e assassinata nel luglio 1958, quando Ellroy è un bambino di dieci anni. Quarant'anni dopo, con l'aiuto di Bill Stoner, poliziotto in pensione del LAPD, l'autore riapre un'indagine che non era arrivata a concludersi. La prima parte del libro è un'autobiografia degli anni successivi alla morte di Jean, nei quali Ellroy vive una vita sbandata, di piccoli crimini, di droga, di alcol, di sesso immaginario con la madre; il padre è un essere esecrabile che indottrina il figlio su di uno stile di vita sciagurato. Un percorso di vita simile porterebbe chiunque all'oblio, all'autodistruzione, ma, per l'autore, è un necessario passaggio che gli consentirà di diventare uno dei maggiori scrittori di storie nere. L'analisi cruda della vita di Jean nasconde un amore profondo, espresso sicuramente in maniera non convenzionale, senza risparmiare nulla dei particolari più torbidi. L'ossessione della ricerca del colpevole è un modo di avvicinarsi a una madre che Ellroy ha conosciuto poco e per pochissimi anni, quasi un tributo alla memoria. La scrittura è graffiante, crudele, a volte repellente, ossessiva quanto l'ossessione che la muove, ma così unica proprio per la singolarità di un evento che ha contribuito a creare un maestro nel suo genere.

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